sabato 14 luglio 2012

Sonno inquieto

24-06-2002... ritrovare una cosa vecchia di dieci anni e scoprirla attualissima.

Si schiude come un uovo,
questo mattino
di nuova rugiada.
Il sole promesso
pugnala,
con i suoi raggi appuntiti,
la tua corteccia,
dolce crisalide addormentata,
ma non scalfisce il tuo sonno
leggero come
le ali che sogni.
Hai musica di violini
nelle orecchie,
e nella bocca
ronzii di api laboriose.
Dormi pure,
resterò io a vegliare
sul tuo corpo
fasciato di seta,
in attesa che tu
ritorni farfalla.

domenica 3 giugno 2012

Just be there

Inspiro.
Espiro.
Stringo appena il pugno per giocare con la luce che gocciola dalla finestra, come fosse una farfalla liquida che sceglie di posarsi qui sul palmo della mano.
Inspiro.
Fuori l'aria è immobile.
Espiro.
Il mio piede si rilassa dopo un lungo spasmo appena percettibile.
Inspiro.
Che cos'è che mi trattiene qui?
Espiro.
Lentamente, chino il capo verso il corpo calmo e caldo che mi dorme accanto, che si muove appena, che profuma di tutto ciò che è bello.
Inspiro ancora, trattenendo il fiato.
La sua bocca è lì, ed è così che mi risponde, senza dire niente.

lunedì 28 maggio 2012

Eco

Appoggio la fronte al profumo dolce e rotondo dell'estate.
Non è ancora arrivata, ma riesco a intravedere i suoi piedi che sbucano da sotto il vestito troppo lungo del cielo.
La continua attesa mi ha fatto perdere il senso del tempo, e con esso il ricordo di ciò che c'è stato di importante negli ultimi anni. Neanche ciò che ha rotto la mia routine quotidiana è riuscito a salvarsi del tutto dall'oblio.
Di poco più di mille giorni passati a fare chissà cosa non mi resta che qualche astratta nozione semantica.
Penso a lungo a ciò che voglio dire senza riuscire a trovare la parola adatta. E' buffo ed umiliante pensare che un tempo erano le parole a trovare me.
Sono mesi che compiango e rimpiango me stessa cercando di tornare ad essere autentica.
Ma per quanto mi forzi le dita nella gola ho ormai digerito tutta la poesia di cui mi sono nutrita, ed il mio stomaco vuoto non rigetta che aria nera.

Live fast die young

Ripensarci è strano. Ripensare a com'ero, cosa amavo, quanto pensavo.
E' come svegliarsi nel mezzo della notte, senza aprire gli occhi, senza svegliarsi davvero del tutto... restando immobile e aspettando di riaddormentarsi ancora, con le palpebre che tremano, pregando che non sia ancora giunto il giorno. E' proprio questo che sto facendo.
Sto dormendo un sonno stupido, un sonno privo di sogni su di un letto scomodo, un sonno che durerà ancora a lungo e che solo di tanto in tanto è interrotto da questi istantanei attimi di consapevolezza, dai ricordi offuscati di quando ero sveglia e correvo libera ridendo in faccia a Dio, usando fino in fondo ogni parola...
E per quanto io possa desiderare con ogni cellula che ho in corpo di ritornare a quei momenti, non riesco, non riesco a tenere gli occhi aperti. Le mie palpebre sono come pesantissime, sigillate dalla polvere.
La bocca, secca ed impastata, sa solo vomitare incerta uno sbuffo d'aria, lasciando intravedere una lingua spaccata dai silenzi. Non ne esce neanche una parola.
Riesco solo a rigirarmi pigramente sotto le lenzuola, constatando quanto il letto sia ormai freddo e vuoto, riesco solo ad allungare la mia mano irrigidita fino all'orologio, per vedere quanto manca.




Ho sempre saputo che crescere significa morire, ma non avrei mai creduto di morire così giovane.