Affondo i denti nella tua nuca morbida,
soffiando forte per non bere
la tua linfa marcia.
E' amara e nauseante,
come acqua lasciata a stagnare,
con la forza di un fiume
esplode in un getto furioso,
che mi spazza via le labbra,
scoprendo un terrificante
sorriso involontario.
La tua pelle splendida,
ancora deformata
dagli anni di tensione,
si sgonfia con un sibilo,
lasciandoti floscio ed imbarazzato
come un abito
indossato troppo a lungo
da un terrore sovrappeso.
Noi che sognavamo di.
Noi che volevamo anche.
Noi che pensavamo che.
Ci siamo ritrovati a testa in giu,
come pensavi che non si potesse respirare.
Asciutti, acerbi, inflazionati.
I piedi mozzi e la guancia
ancora mortificata
dalla sberla insopportabile
della consapevolezza.
Non è forse vero che si torna
sempre a casa?
Che si viene al mondo e ci si uccide,
che ci si forza a nascere di nuovo
per poi spegnersi,
che il serpente dentro il petto
esiste per mordersi
rabbioso
la coda lacera in eterno?
Non è forse vero che il silenzio prolungato
porta all'odio del rumore,
che l'ipotonia delle nostre labbra
lasciate a riposare troppo a lungo
ora ci impedisce di sorridere,
e che sotto i nostri occhi sigillati
non riusciamo più a dormire,
nè a sognare?
Io non avrei saputo scegliere tutto questo.
Io non avrei dovuto scegliere tutto.
Io non avrei voluto scegliere.
Eppure, tutto accade.
E pure, tutto cade.
14/07/2011
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